venerdì 8 giugno 2018

Ci siamo! Dal 7 giugno il mio libro è acquistabile online e in libreria. Il libro è dedicato a chi, occupandosi di educazione, vuole utilizzare la Fiaba come strumento per supportare lo sviluppo emotivo del bambino.
Adatto per i genitori.
Per visionare la scheda: http://www.alpesitalia.it/scheda.cfm…
L'ultima parte del libro è dedicata all'utilizzo della fiaba per la prevenzione dei comportamenti a rischio, in un'ottica di promozione del benssere e dello sviluppo delle life skills (educazione emotiva, resilienza, prosocialità...)



lunedì 14 maggio 2018

Legame vs Vincolo. Per una lettura rogersiana del Legame d'Amore


“L’amore non dà nulla fuorché se stesso e non coglie nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto poiché l’amore basta all’amore”

K. Gibran
In Potere Personale (1977) Rogers ci informa che amare non significa essere tutto per l'altro e che il rapporto tra partners si basa su una comunicazione aperta, autentica e sul reciproco rispetto, anche in termini di vissuti ed autonomia personale, dove i ruoli di coppia non assumono più quei connotati contraddistinti da fissità, rigidità e da stereotipi sociali. Il rapporto d'amore, ne consegue, è una relazione basata su una profonda accettazione della libertà esperenziale, non solo della propria, ma anche quella del partners. In tal senso, l'Autore, in A Way of Being del 1980 ci offre un piccolo cammeo riguardante la sua personale intolleranza ad un rapporto di coppia basato sul controllo e sul possesso. In effetti, il paradigma rogersiano amoroso, non può non basarsi sul seguente presupposto: si è coppia, ma, in quanto Persone ed individui, anche agenti di scelta unici ed irripetibili. In tal senso, L'Altro che si ama, per i principi di saggezza organismica, libertà esperenziale ed autodeterminazione (Rogers, 1951) non è lo strumento di soddisfacimento dei nostri bisogni, non è la nostra ancora di salvezza, né tanto meno l'artefice delle nostre aspirazioni; sta a noi, come persone capaci di scelte  (Rogers, 1951), la libertà e responsabilità della nostra felicità. Non sono, da qui, il prestigio,  né la bellezza, né il fascino, piuttosto che la carriera dei nostri compagni a farci sentire realizzati. Tanto meno è responsabilità dell'Altro a nutrire le nostre ferite narcisistiche e le nostre paure abbandoniche. Non viviamo di luce riflessa. Solo nel momento in cui, noi per primi ci legittimiamo e ricaviamo le nostre soddisfazioni personali, all'interno dei nostri spazi, potremo vedere ed accettare l'Altro come entità separata e diversa da noi: ogni membro della coppia ha un'identità unica, soggettiva ed irripetibile e l'incontro può avvenire solo nel rispetto e consapevolezza delle reciproche differenze. Nella realtà, al contrario, si è soliti pensare che il rapporto d'amore sia un patto di sangue (in tutti i sensi, purtroppo. Come ci ricorda amaramente la cronaca di questi anni) e non di soddisfazione dei propri desideri e passioni. Il rapporto diviene un giuramento di esclusività: l'esistenza di uno dei partners inizia e finisce con quella dell'Altro. Si tende a vivere il rapporto di coppia all'interno di due estremi:  "o sono sempre con te e tutto per te" o "mi sei troppo vicino e non ti tollero più". Nel primo caso, pian, piano si abbandonano ( o non si iniziano affatto) le proprie aspirazioni, i propri interessi, al fine di raggiungere un'illusoria simbiosi di coppia; nel secondo caso, si ha così paura della vicinanza e del legame, da volerlo rifiutare. In entrambe le situazioni comunque, per quanto estreme l'una dall'altra, c'è un tratto che le accomuna: l'impossibilità di vedere l'Altro per ciò che è relamente, idealizzandolo o svalutandolo a seconda delle proprie insicurezze e paure. Non c'è più un cammino comune e rispettoso delle reciproche diversità. Non c'è più spinta vitalistica, Tendenza Attualizzante. Tutto diviene un calvario mortifero e doloroso: una via crucis da cui non si riesce a separarsi: iniziano, così, ricatti affettivi, morali, minacce, violenze, coazioni di sofferenza inaudita. Insomma, una spirale di rabbia, rancore e dolore da cui sembra impossibile usicre. Il legame, a differenza del possesso, si basa proprio sulla consapevolezza ed accettazione che l'Altro che amiamo sarà sempre, in quanto persona diversa da noi, un'incognità unica, soggettiva ed irripetibile. Differente da noi. Vicino e lontano. Presente ed Assente, senza per questo farci sprofondare in uno stato di annichilente e sopraffacente angoscia.
E per questo che il legame è una sfida: perché è una continua apertura all'esperienza. L'amore è una direzione, non una destinazione (Rogers, 1961). E' legame, non vincolo.  L'amore, come ci ricorda Gibran,  basta a se stesso.

© Francesca Carubbi

Dott.ssa Francesca Carubbi
psicologa e psicoterapeuta rogersiana
Fano (PU)
www.psicologafano.com

lunedì 9 aprile 2018

Alcol: effetti sulla memoria ed apprendimento

Le ricerche ci informano come l'alcol abbia effetti nocivi sulle capacità di apprendimento e memoria. In tal senso, un'attenzione particolare va riservata non solo all'età puberale, contraddistinta dal fenomeno del "pruning sinaptico", ossia di una "potatura" fisiologica e modificazione di alcune connessioni neuronali (soprattutto quelle che riguardano la trasmissione della dopamina - neurotrasmettitore che sta alla base del fenomeno di ricompensa, propria dei fenomeni di dipendenza), bensì alla fase fisiologica dell'invecchiamento, dove un uso non corretto di alcol può condizionare negativamente e, nei casi più gravi, compromettere il funzionamento della memoria, aggravando o inducendo fenomeni di demenza, in quanto l'alcol va ad incidere proprio sull'ippocampo, atto all'apprendimento e memorizzazione.

Aprile,mese della prevenzione alcologica

Aprile è il mese della prevenzione alcologica. Presso lo Studio si effettuano consulenze di sensibilizzazione sull’uso corretto dell’alcol e sui problemi legati all’abuso e dipendenza.
 Per maggiori informazioni: Dott.ssa Francesca Carubbi, psicologa e psicoterapeuta. 3384810330; info@psicologafano.com www.psicologafano.com

venerdì 9 marzo 2018

Il Disturbo da Uso di Alcol ed obiettivi di cura centrati sul cliente

  Introduzione: che cos'è il Disturbo da alcol in pillole
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali - quinta edizione (DSM 5 - APA, 2013) non distingue più il disturbo da abuso e dipendenza da sostanze psicotrope, ma ha unito le due diagnosi all'interno di un continuum di gravità, caratterizzato da determinati specificatori, denominato Disturbo da uso di sostanze (disturbi correlati e disturbi indotti). All'interno dui questo cluster, rientra il Disturbo da Uso di Alcol. Esso è caratterizzato sia da quella che viene chiamata dipendenza fisica, ossia dalla presenza di sintomi di importante intossicazione ed astinenziali specifici (nei casi di maggiore gravità, assistiamo ai fenomeni di delirium tremens, ovvero una forma astinenziale, contraddistinta da sintomi fisici e psichici: vomito, diarrea, tremori, brividi, sudorazione, sintomi neurologici, convulsioni, atti inconsulti,confabulazione, perdita dell'orientamento spazio - temporale, ottundimento della coscienza, sintomi neurovegetativi e anche allucinazioni visive... fonte: http://www.psychiatryonline.it/node/1312) e di progressiva tolleranza (per avere lo stesso effetto ricercato, la persona necessita di bere quantità sempre maggiori della sostanza). Oltre alla dipendenza fisica, per il DSM 5 la dipendenza psicologia o craving è uno degli elementi fondamentali per porre una diagnosi. Oltre ai fenomeni di dipendenza fisica e psicologica abbiamo, come criterio di valutazione, il grado di compromissione sociale legato all'uso problematico della sostanza. In tal senso, è importante capire, all'interno della fase di assessment clinico, se la persona alcolista sia incorso in problemi sociali e legali, se abbia tentato, in modo infruttuoso, di controllare la sostanza, o se la stia assumendo in modo compulsivo e fuori controllo, nonostante le conseguenze pericolose per ciò che concerne il suo uso.

Focus: che cos'è la dipendenza da alcol
Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità con il termine dipendenza si intende una condizione psichica e fisica di carattere patologico, caratterizzata da un bisogno compulsivo di assunzione della sostanza in maniera continuativa, nonostante le gravi conseguenze bio - psico - sociali derivate dall'abuso, allo scopo sia di provare, in modo reiterato e progressivo, gli effetti piacevoli ad essa correlati (disinibizione, euforia, sedazione...), sia di evitare il malessere derivato dalla privazione della stessa (sindrome di astinenza):
- dipendenza fisica: l'astinenza è l'insieme di sintomi specifici legati alla mancata assunzione della sostanza alcolica, che generano disagio clinicamente significativo e compromissione in diverse aree (fisiche - psicologiche e sociali). La tolleranza, d'altro canto, si caratterizza per il bisogno sempre più elevata della sostanza alcolica, a causa di un'assuefazione della sostanza da parte dell'organismo.
In altre parole, la persona per ottenere gli stessi effetti di piacere e alleviamento della sofferenza (astinenza), a causa della progressiva  intossicazione dell'organismo, aumenta sempre più l'utilizzo della sostanza, entrando in tal modo, in un meccanismo circolare di abuso/dipendenza - astinenza - abuso/dipendenza, caratterizzando l'alcolismo come una patologia sistemica, cronica e recidivante, cioè ad alto rischio di ricadute;
- dipendenza psicologica (craving): il craving si configura come un bisogno compulsivo della sostanza, che porta ad una sua ricerca spasmodica e continuativa (addiction). E' caratterizzato da un desiderio impellente e urgente a bere, accompagnato da pensieri ossessivi riguardo all'ottenimento della sostanza, con conseguente perdita di controllo degli impulsi.
Da qui, sono stati ipotizzati due tipi di craving nell'alcolismo (Tiffany, Conklin, 2000):
a. craving negativo: finalizzato a prevenire la crisi astinenziale;
b. craving positivo: l'uso della sostanza è rinforzato dalle aspettative del soggetto di trovare nel suo utilizzo una fonte di gratificazione.

Un modello bio - psico - sociale per il craving
Come si instaura la dipendenza psicologica? Da un punto di vsita sistemico, possiamo considerare il craving come l'interazione di diversi fattori biologici, psicologici e sociali. L'alcol, infatti, è una sostanza che ha la capacità di creare fenomeni di neuro - adattamento, in quanto incide sul "sistema di gratificazione" (sistema meso - limbico: amigdala, ippocampo e nucleo accumbens), mediato dalla liberazione di dopamina (sistema dopaminergico - oppioide), neurotrasmettitore della soddisfazione, gratificazione, volizione e motivazione. Da qui, se, a causa di variabili genetiche, suddetto sistema di gratificazione non dovesse funzionare a dovere, a causa di una disfunzione del rilascio di dopamina,  si potrebbe verificare nel soggetto, che percepisce un malessere psicologico personale (es. sintomi ansiosi e depressivi, vissuti invalidanti di vergogna, come l'ansia o fobia sociale...), una predisposizione maggiore alla ricerca di sostanze gratificanti come appunto l'alcol, configurando il malfunzionamento del sistema di gratificazione come un importante fattore di rischio per la nascita della dipendenza (www.dronet.org).

Obiettivi di trattamento psicologico centrato sul cliente
Se è vero che l'alcoldipendenza è una patologia sistemica cronica e recidivante, che obiettivi realistici di cura e riabilitazione possiamo individuare?
Innazitutto, occorre considerare come, sovente, la richiesta di aiuto si configuri per la sua urgenza e gravità (Borgioni, 2007, Carubbi, 2012; 2016): la persona dipendente si rivolge al professionista con il desiderio di smettere con la sostanza in tempi rapidissimi, investendo, da qui, il terapeuta di potere salvifico (ivi). Questo, perché, la persona dipendente percependo di "aver toccato il fondo" auspica una guarigione completa dal sintomo che porta, ponendo tutta la responsabilità del suo cambiamento nelle mani del professionista, il quale, se non capace di sufficiente congruenza, rischia di colludere con questa visione missianica del suo mandato, privando, in tal modo, l'altro del proprio empowerment personale e, allo stesso, tempo, deresponsabilizzandolo nel suo processo di cambiamento (Rogers, 1951). Quindi, se il terapeuta collude con questa richiesta di aiuto salvifica, trasmette, non volendo, lo stesso messaggio mortifero ed illusorio della sostanza: la convizione, ovvero, che tutto è possibile e che si può raggiungere tutto ciò che si desidera senza sforzo, impegno e responsabilità (Borgioni, 2007). Inoltre, è importante aggiungere, in vista della scelta del trattamento di elezione e degli obiettivi concomitanti, come la dipendenza patologica, da un punto di vista bio - psico - sociale, limiti la qualità di vita di chi è affetto, nella misura in cui determinati fattori biologici, psicologici e sociali possono essere facilitatori di un processo di prevenzione e recupero, piuttosto che ostacoli al raggiungimento di questo (www.icf-dipendenze.it).
Da qui, gli obiettivi di sostegno, anziché cura terapeutica e/o riabilitazione non possono non dipendere da alcune importanti variabili, quali:
- livello di abuso o dipendenza riscontrati;
- grado di insight rispetto al problema;
- grado di motivazione al cambiamento: precontempazione, contemplazione, determinazione, azione, mantenimento (Prochaska, Di Clemente, 1980);
- capacità di instaurare un'alleanza di lavoro, intesa come fiducia e responsabilità reciproche nel processo di cambiamento, all'interno del setting;
- eventuale presenza di doppia diagnosi (First, Gladis, 1992), ossia della presenza di un disturbo psichiatrico concomitante alla diagnosi di dipendenza;
- eventuale presenza di poliassunzione e/o dipendenze pregresse.
Non da ultimo, da un punto di vista rogersiano, la scelta degli obiettivi dipende dalla soggettività, unica ed irripetibile, che contraddistingue ogni Persona: esistono tante forme di dipendenza alcolica, quanti sono i soggetti che ne soffrono. In tal senso, la scelta della sostanza non è casuale, ma dipende dalla funzione psicologica che questa ha per la persona. All'uopo, Ed Khantzian, creatore del concetto di "self - medication" (1990; 1997;1999) e Massimo Borgioni (2007), quest'ultimo per ciò che concerne il Nostro Approccio, vedono nella dipendenza da sostanze un tentativo, da parte del soggetto sia di non sentire stati emotivi soverchianti e sopraffacenti, sia di non percepire un senso di sé inadeguato e svalutante: "il sintomo tossicomanico, quindi, deve essere visto come il tentativo di un essere umano non già di autodistruggersi, ma di sopravvivere e continuare a crescere, pur trovandosi in condizioni avverse e tutt'altro che facilitanti" (Borgioni, 2007, pp. 54 - 55).
Da quanto sopra, gli obiettivi generali di trattamento, in un'ottica rogersiana bio - psico - sociale, sono, lungo un continuum supportivo - espressivo (Luborsky,1984) :
- la creazione di una salda alleanza di lavoro, caratterizzata da reciproca responsabilità ed impegno nel percorso di cura e rispetto del contratto terapeutico (dando per assodato che sia presente nel cliente  l' imprenscindibile condizione di incongruenza, in termini di ansia, tensione psicologica o frattura interiore, indispensabile per l'instaurarsi della relazione di aiuto);
- la facilitazione della motivazione al cambiamento, agendo sulla frattura interiore, con particolare attenzione a cogliere le ambivalenze del cliente, senza attaccare le sue difese.
- la psicoeducazione (intesa anche come strumento di facilitazione delle'same di realtà riguardo ad eventuali aspettative irrealistiche), pure per i familiari, sui comportamenti a rischio, sui meccanismi di funzionamento della sostanza e dell'abuo/dipendenza, sui fattori protettivi e di rischio, che favoriscono o ostacolano l'insorgere della dipendenza;
- la collaborazione, la creazione di lavoro di Rete, anche per  l'orientamento ed invio, con le figure professionali e gli Enti prossimali che si occupano, a vario titolo, del fenomeno (DDP o Ser.T., DSM, medici internisti, neurologi, geriatri, servizi sociali, centri diurni, CT, gruppi di AA, Al - Anon - C.A.T....), nel caso di marcata compromissione bio - psico - sociale;
- l'individuazione e potenziamento dei fattori di protezione per la cura, riabilitazione e prevenzione indicata delle recidive:
a. Life Skills (strategie di coping, problem - solving, resilienza, competenze sociali e lavorative)
b. Stile comunicativo - relazionale familiare;
c. Gestione dello stress e dei conflitti;
d. Autostima;
e. Alfabetizzazione emotiva (una condizione clinica frequente è l'alessitimia, ossia la difficoltà a sentire, riconoscere e nominare i propri vissuti emotivi)
- la facilitazione dell'insight cognitivo - emotivo per ciò che concerne il significato e la funzione della sostanza (self - medication o auto - cura);
- l'esplorazione del significato per il soggetto delle recidive;
- l'accettazione della dipendenza da alcol come patologia cronica e recidivante.

© Francesca Carubbi
Dott.ssa Francesca Carubbi
psicologa - psicoterapeuta
www.psicologafano.com